Imparare la storia a teatro

Rappresentato per la prima volta l’estate scorsa, lo spettacolo diretto da Stefano Cosimi “L’assedio di Ancona” è approdato il 30 aprile, in apertura della XXV Edizione del Palio di San Floriano, anche al Pergolesi, grazie alla compagnia “La Torre che Ride”, nata nel 2012 a Porto Recanati inizialmente come festival nazionale del teatro brillante amatoriale.

Il testo teatrale, curato dallo stesso Cosimi e da Daniele Gabrielli, si ispira al Liber de obsidione Ancone, unica opera di tipo storico di Boncompagno da Signa (1170 circa – 1250), professore di retorica nelle università di Bologna e Padova. Lo spettacolo narra il terribile assedio del 1173 alla città di Ancona, posto via mare dalla flotta veneziana e via terra dalle truppe guidate dallo spietato luogotenente di Federico Barbarossa, l’arcivescovo di Magonza Cristiano di Buch.

Il “Giuramento degli Anconetani” di Francesco Podesti (1800-1895), uno degli episodi dell’assedio di Ancona

L’ostilità contro Ancona, allora repubblica marinara e dotata di minori forze militari, derivava dalla sua indipendenza e fedeltà all’imperatore di Bisanzio Manuele Comneno, oltre che dai suoi rapporti privilegiati con l’Impero d’Oriente e dalla floridezza raggiunta tramite i commerci. Nove i personaggi storici rappresentati sul palcoscenico, mentre i tre di fantasia sono stati introdotti per facilitare la narrazione, risultata chiara e lineare grazie ai numerosi cambi di scena con elementi essenziali di riferimento per aiutare lo spettatore ad orientarsi. Sono messi in rilievo i sacrifici compiuti dalla popolazione anconetana ridotta allo stremo e costretta a nutrirsi di cuoio bollito, con le donne che offrirono le loro carni e il loro latte per sfamare i soldati, ma soprattutto emerge l’eroismo della vedova Stamira, che oltre a smascherare un traditore osimano ospitato sotto mentite spoglie a casa sua, uscì coraggiosamente dalle mura della città per dare fuoco ad una botte con resina e pece gettata davanti all’accampamento degli assedianti. In questo modo, parte delle macchine da guerra dei nemici andò distrutta, ma ne fu vittima anche Stamira.

A sinistra Stamira rappresentata dal pittore anconetano ottocentesco Francesco Podesti; a destra la statua dell’eroina in Piazza Stamira ad Ancona

Altro eroe meno noto della storia fu il sacerdote Giovanni da Chio, un uomo robusto e audace, che non esitò a gettarsi nel mare in tempesta per tagliare con un’ascia, sotto le frecce di archi e balestre, la gomena principale di una nave veneziana.

Queste gesta incoraggiarono notevolmente gli anconetani, tanto che i Veneziani subirono perdite significative e fu possibile ottenere l’aiuto di Guglielmo Marcheselli, signore di Ferrara, e di Aldruda Frangipane, contessa di Bertinoro, cosicché, dopo pochi mesi, la città fu liberata. Fin dalla prima replica, Stefano Cosimi ebbe l’idea di sfruttare i figuranti del Palio di San Floriano, ed infatti questa è la provenienza di una decina di comparse, tra cui la tamburina e alcuni soldati. Lo spettacolo si presta molto come strumento didattico alternativo e avvincente per far conoscere nelle scuole questi eventi poco noti della storia della nostra regione. È stato infatti già rappresentato, a beneficio degli studenti e preceduto da una conferenza, in Ancona, così come avvenuto a Macerata, per un altro spettacolo di Cosimi, “La notte di San Giovanni”, incentrato sul primo moto carbonaro in Italia, avvenuto nel 1817 proprio nella città dello Sferisterio. È auspicabile che questi spettacoli di interessante contenuto storico abbiano una più ampia diffusione e un maggiore coinvolgimento di pubblico, soprattutto di giovani.

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