CHILE DESPERTO

Da Giulia Mengucci riceviamo e volentieri pubblichiamo

“Il Popolo deve difendersi ma non sacrificarsi.”                 Salvador Allende

 

Dal 18 Ottobre in Cile sono iniziate le rivolte, ed è questa data che dà inizio all’evasione di massa dal pagamento della metro lanciata dagli studenti universitari e delle scuole superiori che danno anche il via alle proteste contro il governo di Piñera.

Sono così due settimane che giovani, anziani, bambini scendono quotidianamente per le strade per protestare contro la politica di un governo che sta mettendo in ginocchio il paese; con evidenti disuguaglianze, salute precaria, educazione non adeguata e pensioni assolutamente troppo basse per vivere.

Un paese che chiede dignitá, che lotta per i propri diritti.

La repressione è stata ed è tuttora la risposta immediata del governo che appoggia il paese nelle mani dell’esercito al quale vengono affidati pieni poteri nell’ordine pubblico ed inizia cosí ad adottare qualsiasi metodo pur di sedare le rivolte.

I social in questo caos svolgono un ruolo fondamentale come fonte dei mezzi di comunicazione mostrando le violenze, i soprusi e gli assassinii da parte delle forze armate che i media televisivi nascondono perché trascinati per mano dalla scia dell’ oppressione che sta colorando il paese.

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Ho sempre ritenuto giusto e doveroso in quanto giovane e cittadina scendere in piazza, marciare per le strade e battermi per il cambiamento ed è così che anche questa volta ho voluto lottare contro l’ingiustizia e mettermi al fianco di un popolo che chiede rispetto.

Cammino, mi guardo intorno, fiumi di persone che cantano per le strade, fischiano, ballano. Nell’aria sento un profumo di unione, armonia, solidarietá, intesa.

Davanti a me non ho più l’immagine di un popolo che si scontra tra fazioni politiche, di un popolo debole e facile da manovrare.

Davanti a me ho un popolo talmente unito da spaventare coloro che con giacca e cravatta fanno le veci del paese.

È strana e allo stesso tempo angosciante l’opposizione che vedo abitualmente per le vie della cittá in cui schiere di militari armati reprimono voci di persone la cui unica arma sono padelle e cucchiai toccati incessantemente in segno di protesta per simboleggiare la fame.

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Quando la tirannia è legge, la rivoluzione è dovere

I muri della cittá sono colmati da quelle parole mai impresse nelle pagine dei giornali dai nomi delle vittime a cui non è stata fatta giustizia. Se i muri sono puliti i popoli sono muti ed è proprio così che il Cile sta facendo sentire la sua voce.

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Oltre alle mille sfumature di verde, infinite praterie e le meravigliose Ande che ogni mattina mi danno il buongiorno, qua, sto vivendo anche la RESISTENZA di un intero paese. Inutile dire che certe voci e certe immagini saranno sempre impresse nel mio cuore.

Sono solo io. Io in intimitá con i ricordi di questa esperienza. Io che sfreccio con la mia bici accarezzata da questa primavera rivoluzionaria.

LA PRIMAVERA CILENA.

 

 

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